di Barbara Giorgi
Marina Tomacelli Filomarino mi scrive: “questa donna è stata seguita per anni da uno dei centri che sosteniamo. E’ stata molto felice di fare l’intervista, consapevole che altre donne che oggi stanno subendo la sua stessa tirannia, magari troveranno il coraggio e la forza di agire”.
INTERVISTA A MARIANNA
Ciao. Vorrei che tu ti sentissi completamente libera di rispondere o meno a queste domande. Possiamo specificare solo due dati che ti riguardano? Sei italiana o straniera? Quanti anni hai?
Sono italiana, ho 42 anni.
Sei una donna vittima di violenza. Non entriamo nei particolari. Ma puoi almeno dire di quale tipologia di violenza si tratta (fisica, sessuale e/o psicologica)? Puoi definirla solo genericamente?
Per molti anni sono stata vittima inconsapevole di violenza psicologica, economica, sessuale.
Questo tipo di violenza a cui sei stata sottoposta rientra in ambito familiare o è riconducibile a persona/e esterna/e al tuo nucleo?
Il mio maltrattante è stato mio marito.
Non descriviamo qui gli aspetti dettagliati della violenza a cui sei stata sottoposta. Però potresti provare ad esprimere, a ricordare il sentimento che si prova? E’ un vuoto interiore, è rabbia, è paura, oppure…?
Sono molti i sentimenti che ti assalgono, dapprima ti senti triste e incredula. Poi la rabbia per non aver capito prima, ma la cosa più terribile è il senso di fallimento. Questo ti impedisce di reagire.
Come si fa a “sopravvivere”? A quali pensieri ti affidavi per andare avanti?
Quello che ti accade è talmente enorme che semplicemente nascondi a te stessa l’evidenza: sei come narcotizzata. Allora ti illudi che domani cambierà. Trovi giustificazioni per accettare ogni suo comportamento “anormale” e lo trovi giusto. Anzi: ti senti colpevole. D’altro canto lui te lo dice continuamente “è solo colpa tua se io agisco così.”
Hai mai provato sentimenti di vendetta? E’ possibile perdonare? Sei riuscita a perdonare?
Vendetta no. Non ho mai provato questo sentimento per lui. Ma molta rabbia, quella sì. Rabbia per avermi rubato la vita, gli anni migliori ….. credo che non potrò mai perdonarlo.
Si parla spesso di uccisione del corpo, dell’anima, della vita. Accade davvero così? Si può parlare di “morte dell’anima” nel senso di un vuoto interiore immenso (almeno nei primi momenti)?
Durante tutti gli anni vissuti insieme, non mi sono mai sentita amata e rispettata anche nei momenti in cui lui si mostrava carino con me: ero vuota dentro, avevo solo paura e pensavo di essere io l’unica responsabile di quanto stava succedendo. Ero sola e convinta di essere io il problema: il mio corpo, la mia anima non mi appartenevano più.
Oggi ripensi spesso a quei fatti dolorosi oppure tenti di tenere tutto chiuso in qualche cassetto della memoria, perché ricordare è ancora troppo devastante?
Ricordare fa male perché per quindici anni sono stata dentro quell’inferno, ma so che solo rielaborando il mio vissuto posso ricominciare di nuovo a riprendere la mia vita. Allora con l’aiuto di altre donne del Centro Antiviolenza sto ricominciando ad amarmi e riconoscermi …..è bellissimo!
Qual è oggi il senso della vita per te? Hai gli stessi obiettivi di prima o hai cambiato le tue priorità?
Di sicuro le mie priorità sono diverse. Appunto sto lavorando molto su di me e sto ritrovando la voglia di vivere. Riscoprendo le mie capacità di essere donna autonoma. Recuperando la mia autostima.
Vuoi aggiungere qualcosa di tua iniziativa? Vorresti dare un tuo messaggio personale alle donne e agli uomini che leggono questa tua testimonianza?
Vorrei dire alle donne che ora sono in gabbia dentro le terribili dinamiche della violenza: non aspettate tanto tempo prima di decidervi a chiedere aiuto, in fondo tutte sappiamo di non essere felici e di essere vittime, solo che abbiamo paura di ammetterlo. E’ troppo difficile accettare che la persona a cui hai dato tanta fiducia sia la stessa che ti distrugge. Rompete il silenzio!
