Malacarne

Il nostro progetto

Ricordando Peppino Impastato

di Giorgio Di Vita, Consuelo Cagnati e Dale Zaccaria

Trentatre anni fa, il 9 maggio 1978, Peppino Impastato moriva per mano mafiosa sulla linea ferroviaria Trapani Palermo, presso Cinisi, il suo paese natale. Peppino, si era ribellato alla sua famiglia e al potere mafioso di Gaetano Badalamenti, il boss che teneva sotto scacco quel lembo di terra tra Montagna Longa e Punta Raisi. L’azione di Peppino avveniva attraverso i microfoni di Radio Aut, l’emittente di controinformazione da lui stesso fondata e gestita insieme a un gruppo di ragazzi accomunati dal suo stesso desiderio di legalità. Giorgio Di Vita, che conobbe Peppino e condivise con lui e con gli altri compagni l’esperienza della radio nell’estate del ’77, ha raccontato quei fatti, ma anche il clima politico e sociale di quell’ultimo scorcio degli anni Settanta, in un libro di memorie edito nel 2010 da Navarra Editore. Un libro rivolto alle giovani generazioni con l’intento di dire a chi non c’era chi sia stato Peppino e cosa rappresentasse la radio per la crescita della coscienza civile di una generazione di giovani e per l’intero territorio in cui Peppino e i suoi compagni agivano.

Oggi quel libro diventa uno spettacolo teatrale rivolto ai ragazzi e a tutti coloro che desiderano conoscere Peppino e la storia di Radio Aut attraverso il punto di vista di un testimone. Uno spettacolo che è anche un’occasione in più per parlare di antimafia e legalità ai giovani degli anni Duemila. Lo spettacolo, liberamente tratto dal libro, sarà pronto per la messa in scena in occasione del trentatreesimo anniversario dell’assassinio di Peppino impastato, ed è pensato per debuttare proprio nei luoghi in cui Peppino e i suoi compagni operarono.

Note di regia. Il celebre film di Giordana, “I cento Passi”, ebbe il merito un decennio fa di portare il grande pubblico a conoscenza della storia di Peppino Impastato, ma molti altri documenti sono stati prodotti in questi anni allo scopo di raccontare quegli eventi.

Giorgio Di Vita racconta quei mesi sotto forma di romanzo, fornendo un punto di vista nuovo, soggettivo, autobiografico. Di Vita racconta del suo ritorno in Sicilia dopo molti anni dall’accaduto e, attraverso un processo di recupero della memoria conseguente al rinnovato contatto con i luoghi e le persone, gli tornano alla mente i fatti che lo videro coinvolto. Un racconto pensato in origine per i suoi figli, allargato poi a tutti i ragazzi intorno ai vent’anni che chiedono di conoscere quell’esperienza unica attraverso la viva voce di un testimone. Di Vita racconta della crescita di Cinisi e di Terrasini, il paese confinante in cui sorgeva la sede della radio, durante gli anni Sessanta, e della costruzione dell’aeroporto a Punta Raisi; un vasto terreno espropriato ai contadini che da esso traevano di che vivere. Una scelta dettata dagli interessi mafiosi del boss Badalamenti, il cui potere cresceva in quegli anni grazie al traffico di stupefacenti attuato proprio grazie a quell’aeroporto in cui il vento di scirocco era, ed è ancora oggi, un pericolo in agguato per gli aerei che vi atterrano e vi decollano. Di Vita passa poi a raccontare di com’era Peppino; di chi erano i suoi compagni; degli hippies di villa Fassini; della Sicilia colonizzata e martoriata; del movimento studentesco del ’77; del grande convegno di Bologna; fino alla notte della tragedia e di quello che accadde dopo la morte di Peppino.

Portare questi contenuti a teatro significa oggi offrire spunti nuovi a chi vuole sapere di quei fatti, di quella tragica notte in cui Peppino non tornò alla radio. Significa esplorare con un mezzo ancora oggi poco sperimentato la storia di Peppino e il clima di speranza che coinvolse e accomunò molti giovani nati intorno agli anni Cinquanta.

Strutturato come un’azione scenica sublimata ed essenzializzata, vede in azione tre attori che hanno il compito di impersonare lo scrittore da giovane, Peppino e Laura, la personificazione di quella parte femminile del movimento, componente essenziale per capire quegli anni di forte coscienza politica e sociale. Una voce recitante farà da raccordo tra i diversi quadri che compongono la piece.

Laura e Giorgio parleranno dei rapporti tra i sessi in un clima politico e culturale in cui “il personale è politico”, ma anche di quanto il paesaggio di Sicilia si riveli essenziale per la nascita di un’esigenza di bellezza che, da una parte sarà in grado di far dimenticare loro ogni presa di posizione pre-costituita, dando libero sfogo alle pulsioni, e dall’altra farà sentire fortemente il disagio di vivere in un contesto in cui questa bellezza viene violentata dal prevalere di interessi economici basati sullo sfruttamento selvaggio del territorio. Peppino, sensibile sia al tema della bellezza sia a quello della giustizia e della legalità, farà sentire la sua presenza attraverso gli interventi della voce recitante o comparendo in scena come per dialogare con Giorgio e Laura.

La storia che vogliamo raccontare è successa ormai più di trent’anni fa, ma è oggi più attuale che mai. Perché i giovani sono finalmente tornati a far sentire la loro voce nelle piazze, e anche perché la mafia oggi è più viva che mai, mimetizzata all’interno dei partiti politici di potere e nelle grandi società di affari, al sud e al nord, valicando i confini regionali, nazionali e internazionali. Della mafia, però, oggi si parla come di una realtà e non se ne nega più l’esistenza come accadeva negli anni in cui Peppino conduceva la sua lotta. Se ne parla oggi attraverso i mezzi di informazione e nelle piazze, proprio grazie a quei ragazzi che oggi come allora hanno voglia di gridare, come fece Peppino, che la mafia “è una montagna di merda”-

Il progetto è strutturato in tre parti

Realizzazione dello spettacolo “Non con un lamento”, rivolto sia alle scuole che al pubblico. Tale spettacolo debutterà il 9 maggio 2011 nei luoghi che videro Peppino protagonista della sua battaglia politica e civile.

Presentazione del libro “Non con un lamento”, di Giorgio Di Vita, edito da Navarra Editore nel 2010.

Incontri con l’autore e con i protagonisti di allora, i compagni di Peppino che hanno dato vita all’associazione ….., col compito di tenere viva la memoria di Peppino Impastato.

Tale progetto si propone di

–         sensibilizzare le nuove generazione ai temi della legalità.

–         tenere viva la memoria di Peppino Impastato e della sua lotta alla mafia.

–         stimolare l’incontro generazionale tra i giovani e i protagonisti di allora.

–         parlare di mafia e di come oggi essa sia connotata.

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