Gruppo autocoscienza femminile 1976-1978

a cura di Dale Zaccaria

Durante il decimo Forum Sociale Antimafia a Cinisi (Palermo)abbiamo incontrato amici, compagni e compagne di Peppino Impastato. Abbiamo raccolto in parte il materiale, attraverso interviste, colloqui e incontri, di quello che poi andrà a confluire sia nella stesura finale della drammaturgia che nello spettacolo (completo) Malacarne. Tale materiale si integrerà con il romanzo di Giorgio Di Vita “Non con un lamento” edito da Navarra lo scorso anno.

Francesca Randazzo compagna e amica di Peppino Impastato è tra le fondatrici del Gruppo Autocoscienza Femminile nato all’interno del Circolo Musica e Cultura. Si riporta di seguito una parte del suo racconto:

” Eravamo circa cinque o sei ragazze, frequentavamo il circolo musica e cultura e decidemmo di unirci in quello che per noi doveva essere un percorso di analisi di gruppo sulla nostra identità femminile. Cominciarono poi a chiederci chi fossimo, perché ci si riuniva, e così da parte di alcuni componenti del PCI venne la richiesta di entrare a far parte dell’UDI. Non volevamo schierarci in verità, per noi essere delle femministe non significa imitare il modello maschile, ma era più un’esigenza intima per ognuna di noi di confrontarci. Partecipammo a qualche trasmissione di Radio Aut. Peppino Impastato era già molto più grande di noi e sosteneva il nostro gruppo, era contento che ci fossimo incontrate e unite in questo percorso, poi con la sua morte tutto è finito. Era un ragazzo timido e riservato Peppino. Io a Radio Aut intervenni con il resoconto su un libro letto da noi del gruppo. In paese non venivamo viste bene, ci consideravano delle poco di buono o delle drogate. Tra le nostre attività all’epoca realizzamo una drammatizzazione sul nucleare, un po’ come quello che alcuni fanno oggi rispetto a questo tema e al referendum che ci sarà. Oggi mi rendo conto però che quella società che noi volevamo cambiare in realtà ci ha tagliato le gambe.”

Riporto inoltre estratti di due articoli del 1977 sulla questione femminile usciti in L’Uno 1977 un anno di passioni – Baldini & Castoldi.

Lotta a letto di Mariapia Giannotti

” Sono convinto che alle donne piace essere trattate male e anche picchiate. Firmato Benito Mussolini. Parole sante tramandateci da Fedora Sandelli, maitresse della casa d’appuntamento organizzata e finanziata da Mussolini per gli alti gerarchi fascisti. Da qualche tempo gli editori, compresi i più raffinati come Adelphi, amano pubblicare memorie di maitresse indigene e non. Registi, produttori, d’altra parte, sfornano film incentrati sulla storia di famosi casini di regime e di famose prostitute redente (…) Ho parlato con Kant, una prostituta che prende servizio di giorno e segue un orario da cartellino: ” I clienti in questi ultimi anni sono aumentati e cambiati. Un tempo erano vecchietti, soldati, ragazzini da iniziare, mariti annoiati dai quarant’anni in su. Oggi i clienti più assidui sono i giovani dai 20 e 30 anni, indifferentemente, studenti, operai o impiegati “(…) Boom della prostituzione, quindi, prima ancora che della prostituta (…) Qui a Milano ci sono compagni che vanno regolarmente a puttane da soli o a cordoni (…) La contraddizione compagno nella lotta/fascista a letto comincia a far crollare molti in profonde crisi d’identità. Alcuni reagiscono attaccandosi a ventosa alla moglie (…) altri intensificando il ritmo e numero di riunioni politiche(…) E tutti continuano a occuparsi di politica, donne e motori come i loro padri. Talis pater talis filius.”

Donna è facile sulle rive del Drin  di Lietta Tornabuoni

” Joyce Salvadori in Lussu, sessantacinque anni, nata fiorentina e antifascista, capitano dell’esercito, combattente nelle formazioni di “Giustizia e Libertà”,durante la Resistenza, medaglia d’argento al valor militare, scrittrice, poeta e traduttrice di poesia, maoista (si direbbe) e donna forte, ha scritto Padre Padrone e Padreterno, un librino che è straordinario almeno per tre ragioni principali(…) Ragioni principali, prima. (…) Il libro traccia una storia socio-politica-culturale marxista delle donne, dall’Impero Romano al Duemila. Schiave e Matrone, Villane e Castellane, Streghe e Mercantesse, Proletarie e Padrone. (…) Il libro racconta il destino storico delle donne senza vittimismo. (…) Non s’ispira a femminismo generico e sensiblerie, ma a (fin troppo) netto classismo. Non termina con utopie avventiste o scoramento pessimista su mondo & maschio cattivi, ma conclude con costruttivo ottimismo pechinese, esortazione alla dignità indipendente, invito volontarista, all’assunzione di responsabilità: do-it-yourself, fatevela da voi, la società più giusta.”

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Joyce Salvadori Lussu

Legge Merlin  sulla sopressione delle case di tolleranza

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