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Intervista ad Enrico di Cola compagno del circolo anarchico 22 Marzo

Enrico di Cola_compagno

( da sinistra Enrico di Cola e Pietro Valpreda)

a cura di Dale Zaccaria

Franca Rame in una delle sue ultime interviste al Manifesto dice “siamo sicuri siano finiti quegli anni? Tira una brutta aria in questo paese.” Tu cosa pensi a tal proposito?

Il clima di quegli anni era ben diverso, gli anni sessanta hanno messo le basi della ribellione che poi è esplosa nel biennio ’68 – ’69.
Si assisteva ad un assalto al cielo da parte di grandi masse di sfruttati (lotte operaie e contadine) ma anche di un mare di studenti che con la riforma della scuola dell’obbligo si riversarono nelle aule delle scuole medie e universitarie, facendo esplodere tutte le contraddizioni esistenti. Furono gli anni delle culture alternative (beat, beatnik, figli dei fiori, provos…), della messa in discussione dell’oscurantismo della chiesa, dell’autoritarismo della famiglia, della rivoluzione sessuale, della musica, del teatro….nessun settore della società rimase indenne di fronte alle richieste di cambiamento. Perfino nella polizia e nell’esercito si iniziava a parlare di sindacalizzazione, di diritti.
Ma il nuovo non era ancora forte abbastanza ed il vecchio lottava rabbiosamente contro ogni cambiamento.

Rispetto al tuo vissuto e a quegli anni di utopia e rivoluzione

Il mio vivere quel periodo, il ricordo che ho più forte, è quello di “appartenenza”; di non essere solo, ma di far parte di una moltitudine che aveva i miei stessi sogni e bisogni di cambiamento radicale, totale della vecchia società. Nel ’68 io, che avevo da qualche anno iniziato a ribellarmi individualmente (capelli lunghi, fughe da casa….), improvvisamete mi trovai a non essere più solo, ma essere parte di una massa di persone come me. Fu una sensazione magnifica. Come ti dicevo non riesco a pensare a me come individuo durante quel periodo: manifestazioni, picchettaggi o riunioni del movimento studentesco quasi quotidianamente, andavo a scuola solo saltuariamente perchè sentivo la “rivoluzione” vicina, a portata di mano.
Dalle lotte della mia scuola si formò un gruppo di compagni e amici molto legati e in una decina di questi approdammo prima al circolo Bakunin e poi al 22 marzo. Lo spazio “individuale” era molto ristretto: andavamo a scuola assieme, andavamo assieme alle riunioni e manifestazioni, spesso – con le 100lire – si andava assieme a cena o a bere un bicchiere di vino. La mia vita di allora non riesco che a declinarla al plurale.
Ma quel clima gioioso era prossimo a scomparire rapidamente dalla mia vita. In pochissimi mesi, prima del 12 dicembre, successero molte cose che ruppero la gioia spensierata e portarono preoccupazioni serie sul futuro e quello che succedeva attorno a noi.

Un nome, un amico, un compagno: Pietro Valpreda

Pietro si era trasferito a Roma per sfuggire alla persecuzione della polizia a Milano. Lo conobbi al Bakunin. Fu un incontro cruciale sia dal punto di vista politico che umano. Poche ore dopo stavamo già organizzando lo sciopero della fame davanti al ‘Palazzaccio’. E fu forse questa nostra visibilità a focalizzare l’attenzione delle forze della repressione. Si intensificarono le persecuzioni poliziesche. Con Pietro venni fermato e identificato mentre passegiavamo per strada, venivamo seguiti, spiati, in continuazione.
Il gruppo (prima ancora di formarsi formalmente) venne fermato “preventivamente” e portato in questura (una decina di compagni) per impedirci di partecipare ad una manifestazione. La sera stessa, una volta rilasciati, io Pietro e Gargamelli venimmo aggrediti da fascisti a Trastevere e finimmo a Regina Coeli. Mentre ci trovavamo in galera un nostro giovane compagno (Fascetti) venne fermato e interrogato dai carabinieri come sospetto per un attentato, un altro compagno venne fermato a Firenze per controlli, io Pietro, Bagnoli e la Muky venimmo fermati (in cerca di esplosivi!) mentre ci recavamo in autostop a Reggio Calabria per una manifestazione di solidarietà a dei compagni (Casile e Aricò) che dovevano essere processati, io iniziai a ricevere strane telefonate minatorie a casa, macchine della polizia stazionavano spesso davanti i locali dove ci riunivamo o alla baracca in cui viveva Pietro….. : sentivamo che stava succedendo qualcosa contro di noi….

Ritieni che i compagni delle Brigate Rosse furono manipolati da ” giochi di potere”?

Non credo affatto che le Brigate Rosse siano state manipolate, se con questo termine vogliamo dire che ci fosse qualcuno che “tirava i fili”. Sono nate nelle lotte di quegli anni e – dopo i tentati golpe e la strage di Piazza Fontana – era quasi inevitabile che qualcuno facesse quel tipo di scelta. Dai libri letti, dai loro documenti, dalle veline dei vari servizi, dalla conoscenza diretta di alcuni di loro, non ho mai trovato nulla che possa far mettere in discussione questo mio convincimento.
Ci sono stati senza dubbio alcuni infiltrati, infami, venduti e ci sono state manovre sporche nei loro confronti, ma questo non scalfisce la loro storia e le loro scelte.
Il discorso è ovviamente molto complesso perchè bisognerebbe analizzare e smantellare punto per punto le diverse teorie complottistiche sbucate fuori in tuti questi anni. Ma questo non è cosa che spetta a me fare, sia perchè io non ero più in Italia in quegli anni, sia perchè – per correttezza – io preferisco parlare di cose che conosco perchè vissute in prima persona e non per sentito dire.

Ricordi di Franca Rame, se l’hai incontrata e quali sono?

Riguardo a Franca ricordo molto vagamente di averla incontrata nel ‘69 a Milano durante lo sciopero della fame che i compagni stavano portando avanti (davanti alla Camera del Lavoro se non erro), assiema a Dario e altri del loro gruppo teatrale. Non ho quindi ricordi da condividere. Non sono sicuro – non ricordo – se ci siamo mai scritti ai tempi di Soccorso Rosso (a Stoccolma avevo creato Crocenera/Soccorso Rosso) anche se sicuramente avevo rapporti con il loro gruppo di Milano. Dario invece lo incontrai in Svezia, quando venne appositamente per lanciare la campagna di informazione sui fatti di piazza Fontana ed in sostegno alla mia richiesta di asilo politico.
http://stragedistato.wordpress.com/2013/04/22/9-ottobre-1972-sid-su-partenza-dario-fo-per-stoccolma-per-sensibilirare-su-vicenda-valpreda/

Hai avuto delle divergenze di opinione ultimamente con Dario Fo e Franca?

Una mia recente – e molto dura – lettera aperta a Franca e Dario in risposta ad una loro intervista sul film di Giordana. L’ho scritta con molto dolore, ma non ho potuto agire altrimenti. Lettera che nulla toglie alla stima e affetto che provo per loro e per tutto quello che hanno fatto per noi. Sono sicuro che Franca avrebbe capito quel mio sfogo. (Tra l’altro quando Dario andò a Stoccolma per il Nobel, incontrò a lungo la mia compagna e con lei rinnovò il ricordo della nostra amicizia) Quanto alla lettera non credo che l’abbiano letta e comunque non ho mai avuto risposta.

http://www.umanitanova.org/n-14-anno-92/lettera-aperta-dario-fo-e-franca-rame

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